43) Stirner. Critica al comunismo.
Per il borghese la nostra essenza e la nostra dignit derivano dal
fatto che noi siamo tutti figli dello Stato. Per i comunisti esse
si realizzano attraverso l'abolizione della propriet privata e
con l'attivit lavorativa a favore gli uni degli altri. Ma questa
 solo l'aspetto domenicale del comunismo. In realt rimane il
rapporto di dipendenza, in questo caso dalla collettivit, che
anzi viene accentuato.
M. Stirner, L'unico e la sua propriet (vedi manuale pagine 21-
23).
Aboliamo quindi la propriet personale. Nessuno deve possedere pi
nulla, tutti devono essere - straccioni. La propriet sar
-impersonale, apparterr alla -societ.
[...] Con la rivoluzione la borghesia divent onnipotente ed abol
ogni disuguaglianza, innalzando o abbassando ognuno alla dignit
di semplice cittadino (ossia di borghese): innalzando l'uomo
comune, abbassando il nobile; il ter zo stato divent l'unico
stato, l'unica condizione sociale: quella di cittadini dello
Stato. Ora, l'obiezione del comunismo  questa: la nostra dignit
e la nostra essenza non consistono nel fatto che noi tutti siamo
ugualmente figli dello Stato, nostra madre, al cui amore e alla
cui protezione tutti noi abbiamo diritto a partire dal momento
della nostra nascita, ma piuttosto nel fatto che noi esistiamo gli
uni per gli altri. Questa  la nostra eguaglianza, ossia noi siamo
uguali per il fatto che ognuno di noi (io come te e voi tutti) 
attivo o lavora per gli altri, cio per il fatto che ognuno di
noi  un lavoratore. Non c'interessa quello che siamo per lo
Stato, cio cittadini, non c'interessa insomma la nostra
cittadinanza borghese, ma invece quello che siamo gli uni per gli
altri, il fatto, insomma, che ognuno di noi esiste solo grazie
all'altro, il quale, mentre ha cura delle mie esigenze, vede al
tempo stesso soddisfatte le sue, grazie a me. Lui lavora, per
esempio, per vestirmi (sarto), io per le sue esigenze di svago
(commediografo, funambolo, eccetera), lui per il mio vitto (oste,
eccetera), io per la sua istruzione (dotto, eccetera). La nostra
dignit e la nostra - eguaglianza consistono dunque nell'essere
lavoratori.
[...] Il fatto che il comunista veda in te l'uomo, il fratello, 
solo l'aspetto domenicale del comunismo. Secondo l'aspetto feriale
del comunismo, invece, egli non ti considera affatto soltanto come
uomo, ma come lavoratore umano o come uomo lavoratore. La prima
concezione esprime il principio liberale, nella seconda si
nasconde una reazione antiliberale. Se tu fossi un fannullone,
il comunismo non disconoscerebbe certo l'uomo in te, ma tenterebbe
di purificare l'uomo pigro che  in te, di levargli la pigrizia
e di convertirti alla fede secondo cui il lavoro  la vocazione
e la missione dell'uomo.
[...] La societ dalla quale riceviamo ogni cosa  una nuova
padrona, un nuovo fantasma, un nuovo essere supremo che ci
prende completamente a suo servizio!.
[...] Tutti i tentativi di legiferare in modo razionale sulla
propriet partono dal golfo dell'amore e arrivano in un mare
tempestoso di determinazioni diverse. Anche il socialismo e il
comunismo non fanno eccezione. Ognuno deve venir provvisto di
mezzi sufficienti e fa poca differenza che trovi questi mezzi
ancora in una propriet personale, come avviene nel socialismo,
oppure che li attinga dalla comunit dei beni, come avviene nel
comunismo. Il senso dei singoli rimane lo stesso, cio senso di
dipendenza. L' autorit che distribuisce equamente mi fa pervenire
soltanto ci che il suo senso dell'equit, la sua cura amorosa per
tutti le prescrive. Nel patrimonio comune non c' per me, il
singolo, un'onta minore che nel patrimonio dei singoli altri; n
l'una n l'altra sono cose mie: che i beni appartengano alla
comunit, la quale me ne devolve una parte, oppure a singoli
proprietari, si tratta per me della stessa costrizione violenta,
giacch io non posso decidere n per la prima n per i secondi.
Anzi, il comunismo, abolendo ogni propriet personale, non fa che
opprimermi ancora di pi, rendendomi dipendente da un altro, cio
dalla generalit o collettivit, e per quanto violentemente
attacchi lo Stato, ci che esso persegue  pur sempre uno Stato,
uno status, uno stato che ostacola i miei liberi movimenti,
un'autorit superiore che mi domina. Il comunismo si ribella a
ragione contro l'oppressione che io subisco dai singoli
proprietari, ma il potere di cui esso investe la collettivit e
ancora pi tremendo.
M. Stirner, L'unico e la sua propriet, Adelphi, Milano, 1979 ,
pagine 126-132 e 269.
